testi critici

@carlo colombo calabria

Notte del 12 dicembre 2016

Artista colta, che del proprio tempo vuole dalla struttura e dai piani delle forme delle sue opere, il senso più vero e profondo. Puntualizzare la sua personalità e qualificarla nel proprio tempo non sono necessari a prospettarne aspetti particolari che come nella pulizia della forma della sua grafite cercano approvazioni capaci di elaborare consensi facili, ma si fa strada, nella sua rigorosa definizione. La forza della sua arte diventa struttura che regge la scintilla del nero “bello” e i toni del bianco devoto e intimo spalancano emozioni esemplari. La lettura della sua opera è legata da un’identità di qualità e nel non colore c’è tutto il silenzio del chiaro scuro del suo carattere. Euristica nei suoni delle linee solca i due tempi della morbidezza dinamica dei suoi occhi e ci porta lontano, passando dalle unità composte dei suoi sensi alla travolgente dinamica di livelli emozionali alti. I volti delle sue opere reggono bene gli elementi esistenziali. Si sostengono nei codici del basico naturale coincidendo con i margini interni del timore. La superfice dei cento cieli indefiniti parte dallo stesso lamento triangolare. Cadono i bordi delle labbra nella confusione delle scienze semplici nei due codici esistenziali. Lei Laura spinge l’ocra nell’esausto dei giorni neri entra nei giri complessi della vita terrestre e celeste che sono entrambi combinazioni ricorrenti. Ne intrattiene gli elementi e ne libera, in scorrerie periferiche, le timbriche dei controtempi. Dalle sue fusioni di emozioni sottolinea la molteplicità dell’unico. I pezzetti di squilli lucidi negli occhi caldi connettono i linguaggi dei tempi riassunti nell’animato del cuore.  L’arte di Laura è mediata nei campi di pertinenza dei codici elementari e la sua idea di opera parte dalla zona centrale per sogno ancorante e come gatto e neve mischi l’antropomorfo canto del notturno. Plastica, flessibile, artefice, pittorica e organica nell’ordine del caos finemente correttrice dei viaggi negli artifici del particolare. L’inventario arbitrario dei timbri colorati di Laura si dilata si perde nel pieno qualitativo di un unico colore determinato dalla luce possibile e forma e trasforma le sette categorie delle bellezze assunte nel formante del decimetro quadrato nel verso giusto e con l’unico colore che dal fondo dello spazio arriva a volo alto e silenzioso.

Laura scalza i fondamenti delle emozioni prende il colore e sparte i colori del mondo in due notti

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Carlo Colombo Calabria (Critico d’arte) 

settembre 2019

L’immagine dell’artista e il significato delle sue finzioni in Laura suggeriscono di eludere i modelli classici letterari e di delineare la sua personalità artistica a una caratterologia del “genio”.

Questo metodo prevede di validare le notizie storiche di Laura pittrice nel suo contesto di vita sociale, della sua epoca storica e il consenso della sua opera di una società colta e interessata.

Su questa linea mi parrebbe di mascherare mitizzando, con le ormai facili formule stereotipate della critica d’arte istituzionalizzata, la sua personalità incline alla rappresentazione di una “romanza del soave” ampliata nella sua più profonda creatività di fusioni emozionali esplicitate dalla sua intelligente personalità pittorica. 

La mia linea non è ne saggia ne psicanalitica ma “anatomica”; singolare forma di osservazione intima dell’opera d’arte di Laura Muolo, che ne coglie forse la sua personalità di serena commestione di spirito profondo e sogno come processo primario. 

Di Laura, che nella leggenda scenografica delle sue opere, implica un nostro coinvolgimento partecipato – emozionale, apprezziamo l’idea amorosa dell’Essere verso ogni altro Essere della natura.

Di quel reale favoloso“ drammatico meraviglioso ” che Laura ci mostra parrebbe fatto di cose elementari che sono quelle essenziali, e lei invece di accantonarle come banali, si sostituisce con la sua capacità inventiva, infilandosi attrice, da dietro le quinte in quel teatro dei sentimenti umani, elevando la novità espressiva della sua scena pittorica il gusto sottile sicuro della realtà presente come bellezza per l’esclusiva ragione che svolge sempre la sua opera nel melodramma intimo del desiderio del cuore.

Lei è dentro ogni sua opera e la sua affinità ci spinge, in ogni più in là, per inoltrarci in una concezione più complessa dello spirito fanciullesco che conosce l’indovinello. La sua creatività cela ciò che il suo spirito profondo graficamente rivela.

La vedete “rosa” reggere lo stelo in quel pensiero ausiliare che rasenta nel diritto dell’esistenza, la grazia che si dona, odore spirituale, nel disordine perfetto di maggio in soave raccoglimento nel segreto dei fiori. Nelle sue opere c’è sempre sottoscritto il tentativo di chiarire e affermare la posizione dell’io nella caricatura antica del desiderio di bellezza, naturalmente conosciuto, nelle modalità più segrete.

E’ nell’osservare ogni sua opera, che contiene l’argomento che deve essere scoperto, che Laura Muolo ci permette di afferrare per un attimo quel “reale” che si presenta nello stesso momento meravigliosa delizia e appena dopo, nello stesso istante, si sottrae in una meravigliosa inquietudine. Ha una umanità soave Laura Muolo, artista che nella sua compiuta e naturale anatomia della creatività, ci accompagna a mani imbrattate di colori, fin nel profondo silenzioso biancore della tela.Ci tiene riassunti in attesa nell’arena calda del suo dipinto, tra gli urli colorati degli spalti e la bufera drammatica dei sensi tra il toro e il torero.

E’ per quel sospiro che stinge il sangue raffermo dilatandolo tra i colori. Tutti in attesa tra il silenzio e il grido, fermi in quella eleganza velata e svelata dei suoi dipinti, nella silenziosa armonia anatomica della finzione.

Si conduce tra le linee poetiche dei suoi colori sorridendo Laura Muolo, la memoria della sua sensibilità di ogni suo dipinto  è velato il timore della rosa che alla finestra si concede ai saccheggi dei nostri sguardi  per amore del bello.                  

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Filomena Volpe (critico d’arte)

Laura Muolo “tra sogno e realtà” personale settembre2019 – galleria Arte e Vacanze, Punta Marina di Ravenna (RA)

Durante l’allestimento in galleria, ho avuto l’occasione di poter osservare da vicino le opere di Laura Muolo e mi ha stupito la bravura dell’artista nella resa minuziosa di ogni singolo particolare. Le trame delle maglie , i riflessi delle pupille, i riccioli delle parrucche, un’accortezza e un lavoro certosino in ogni dettaglio che trasmettono la passione, la pazienza e l’amore dell’artista per la sua arte. Non a caso i suoi ritratti sembrano delle vere e proprie fotografie. Uno stile del tutto personale contraddistingue questa giovane artista. Utilizza la grafite e i pastelli con leggerezza armoniosa, che sfuma per offuscare la malinconia dei volti ritratti.

Le sue opere hanno la caratteristica di parlare contemporaneamente linguaggi diversi , con una stratificazione di significati.

A primo impatto, guardate da lontano o con un occhio distratto, le sue opere sembrano esprimere una grande gioia ed allegria, quasi scontata sui volti dei suoi protagonisti. I colori pastello , i volti truccati da clown, le parrucche bianche e gli elementi decorativi, palloncini, carrillon , trottole , fanno pensare ad un contesto giocoso e fantastico. Ma una lettura troppo sommaria e superficiale.

Difatti facendo un passo in avanti si cominciano a percepire maggiori dettagli e sono questi ad aprire ad una nuova lettura, accompagnando l’osservatore su di un livello interpretativo ulteriore. Orologi in gabbia o capovolti, visi tristi, sguardi bassi o persi nel vuoto, sono il riflesso di volti che scrutano lontano, nel proprio animo, con uno sguardo rivolto verso il proprio inconscio. Un mondo completamente ribaltato rispetto alla sensazione iniziale, un mondo malinconico per una vita non sempre facile e in cui si respira del rammarico. L’artista ci riporta ne presente e ci fa riflettere su alcune tematiche attuali, come lo scorrere del tempo. Gli orologi che si susseguono numerosi nelle sue opere sono il riflesso dei ritmi frenetici e innaturali che non permettono di vivere davvero i momenti più belli della quotidianità. Una corsa contro il tempo in cui non si è più in grado di godere delle cose semplici e belle della vita. Il tempo al giorno d’oggi non è più vissuto e nemmeno percepito, è solamente rincorso.

Solo in questa fase riusciamo a vedere tutti gli elementi del quadro e, rifacendo un passo indietro, riusciamo a ricongiungere tutti gli elementi dell’opera e a comprendere davvero l’artista e le sue opere.

Laura Muolo sa però consolare i suoi personaggi, circondandoli di elementi che ricordano l’infanzia e il mondo delle favole. C’è in tutto questo un sentimento altruista e ottimista della vita che veicola l’io dell’artista.

Non è solo una ritrattista, Laura Muolo parla per metafore, veicola messaggi chiari e forti con modelli quotidiani e volti che le sono familiari. Il suo mondo metaforico, con il suo linguaggio profondo e immediato, chiede solo di essere osservato con attenzione per poter essere compreso e raccontato. L’invito dell’artista è di guardare oltre la superficie, di saper osservare senza obbligatoriamente giudicare, di mantenere uno sguardo profondo e introspettivo nell’arte quanto nella vita.

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